Giovani senza bussola: la deriva di una generazione senza guida
- Maggio 7, 2025
In un tempo in cui tutto sembra fluido, relativo, negoziabile, c’è un’emergenza che interpella le coscienze più ancora che le istituzioni: il vuoto valoriale in cui rischia di naufragare un’intera generazione. La cronaca quotidiana ci restituisce immagini di giovani che, ogni fine settimana, trasformano la movida in un rituale di sballo e autodistruzione. L’alcol, consumato in modo compulsivo, è diventato il linguaggio comune delle notti urbane. Ma il problema va ben oltre il bicchiere di troppo.
Siamo di fronte a una crisi profonda, una smagliatura culturale che ha messo in discussione i fondamenti stessi dell’educazione, della responsabilità, del senso del limite. I giovani non sono colpevoli: sono figli di un tempo che ha smesso di indicare la strada. In molte famiglie si è spezzata la trasmissione intergenerazionale dei valori; nella scuola, troppo spesso, si confonde l’istruzione con l’educazione; nella società dello spettacolo, il successo immediato ha preso il posto dell’impegno e del merito.
E così si beve per appartenere, per evadere, per dimenticare. Si vive la notte come se il giorno non contasse. Si corre il rischio di scambiare la libertà con l’anarchia, l’autonomia con l’assenza di regole.
Serve un risveglio delle coscienze. Serve una nuova alleanza educativa tra famiglia, scuola, istituzioni e comunità. Ma serve anche — e soprattutto — un impegno concreto da parte della politica, a cominciare dalle amministrazioni comunali. Non basta reprimere o indignarsi: occorre presidiare il territorio con continuità, supportare le forze dell’ordine nel loro lavoro quotidiano e, soprattutto, avviare serie campagne di sensibilizzazione sui rischi dell’abuso di alcol e sull’importanza di un divertimento sano, consapevole, rispettoso degli altri e di sé stessi.
Non possiamo più permetterci di tacere davanti a questo grido silenzioso che si esprime nei comportamenti devianti, nelle dipendenze, nella solitudine mascherata da festa.
Restituire senso, offrire modelli, riscoprire il valore dell’impegno, del rispetto, della solidarietà: è questa la vera emergenza educativa del nostro tempo. Non è un compito che possiamo delegare. È una responsabilità collettiva.
Solo se avremo il coraggio di guardare negli occhi i nostri giovani, di ascoltarli davvero, di essere per loro guida e non solo spettatori, potremo sperare in un futuro che non sia solo tecnologico o digitale, ma profondamente umano.