Facebook a pagamento: ma è giusto pagare per la privacy?
- Dicembre 5, 2023
In questi giorni a molti utenti di Facebook è arrivata una singolare comunicazione con cui, sostanzialmente, il social network più amato e utilizzato al mondo chiedeva un pagamento per non essere fatti oggetto di marketing profilato. Lo ha ufficialmente dichiarato la società Meta con una nota pubblicata il 30 ottobre 2023.
Pur essendo scritto in modo sibillino, la sostanza è precisamente questa: se non vuoi essere oggetto di pubblicità personalizzata (un modo simpatico per definire le campagne di profilazione) devi acquistare un servizio premium.
Le conseguenze sono gravissime e molto pesanti. Perché questo modello non è affatto compatibile con il nostro sistema di diritti e garanzie. Stiamo arrivando silenziosamente e nel generale disinteresse all’abrogazione de facto di porzioni importanti della normativa sul trattamento dei dati personali.
E quel che è peggio, si sta facendo non con un colpo di Stato o un’operazione esplicita di restringimento delle libertà personali e dei diritti costituzionalmente garantiti ma attraverso una legittima scelta di business. Tuttavia, è necessario iniziare a chiedersi se questo genere di attività deve essere consentita o meno. Se fa gli interessi dei cittadini, se garantisce le normative sulla trasparenza e se rispetta pienamente i dettami europei sulla privacy.
Infatti, anche se resta per gli utenti la possibilità di chiedere il consenso alla profilazione, in realtà non è una vera possibilità. Poiché se il consenso è rifiutato, il servizio semplicemente non funziona più.
A questo punto, credo, una domanda dovremo farcela: è consentito a chicchessia chiedere prestazioni in denaro per vedersi riconosciuti diritti di cui già si dispone, primo tra tutti quello alla “data protection by default”?
L’alternativa è quella di abrogare de facto quei diritti oppure – come sembra proporre il modello lanciato da Meta/Facebook – trasformare i diritti fondamentali di cui si già si dispone in un servizio premium, per chi può permetterselo. Una privacy a pagamento.
Forse è un allarme esagerato? Condividere i propri dati personali non è poi così importante nella società dell’informazione e della condivisione? Purtroppo non è così. I dati sono l’oro del nuovo millennio. E intorno alle informazioni e ai dati si combattono vere e proprie battaglie tra lobbies e gruppi di potere interessati ad accrescere il proprio potere ed aumentare fatturati già miliardari.
Facciamo attenzione. La politica faccia attenzione e trovi il modo di porre un argine allo strapotere di queste società nell’Interesse della propria cultura, della storia e dei cittadini che rappresenta.