Salute mentale in rosso: “serve alleanza famiglia, scuola, sanità”

Salute mentale in rosso: “serve alleanza famiglia, scuola, sanità”

  • Ottobre 10, 2024

Nella giornata nazionale della salute mentale, dobbiamo prendere atto di una situazione estremamente critica. Pochi giorni fa a Padova una giovanissima ragazza si è tolta la vita. Ed è solo l’ultimo anello di una lunghissima catena di tragedie che riguardano in larghissima parte il mondo dei giovani. Tre milioni di persone soffrono di problemi psichici e due milioni restano senza cure. Tra questi a farne maggiormente le spese sono i giovani, spesso soli di fronte alle loro ansie, paure e disorientamenti. E proprio oggi, se vogliamo riempire di significato la Giornata Mondiale della salute mentale e fare in modo che non sia solo una data cerchiata in rosso sul calendario, dobbiamo dare un contributo di concretezza e di idee. Anzitutto vanno previste risorse adeguate e un aumento dell’organico specialistico. In questa situazione d’emergenza ci sono nuovi bisogni cui rispondere soprattutto tra i giovanissimi come i disturbi del comportamento alimentare, il dilagare delle dipendenze da sostanze, alcol, gioco d’azzardo, internet e social media che sollecitano soluzioni diverse rispetto al passato e competenze più specifiche. Obiettivo irrinunciabile è fare prevenzione in tutte le fasce di età, con particolare attenzione agli stili di vita e al contesto familiare e poi con successivi programmi di screening per intercettare precocemente problemi del neuro-sviluppo prima che diventino troppo gravi.
Nel nostro piccolo, in questi anni ci siamo concentrati molto sulla scuola. Abbiamo incontrato ragazzi di diverse età, anche molto giovani. Abbiamo cercato di farli dialogare direttamente con esperti dei più vari settori: terapeuti, biologi, nutrizionisti, sportivi, imprenditori, magistrati, educatori, sacerdoti, esperti di dipendenze. Con gli strumenti che avevamo a disposizione abbiamo cercato, sfruttando anche collaborazioni e sinergie, di incrementare competenze e aiutare i ragazzi a sapersi orientare e gestire un mondo sempre più complesso.
In questo scenario uno strumento come lo psicologo di base, proposta condivisa in Parlamento da tutte le forze politiche ma ancora senza finanziamenti del Governo, potrebbe servire a dare risposte e affrontare in modo tempestivo quei disagi che oggi rimangono senza un ascolto e si trasformano in problemi più gravi e costosi da affrontare.
Oggi dobbiamo fare i conti con stili di vita che non aiutano a stare bene. Si tratta di mutamenti delle condizioni di vita che riguardano allo stesso tempo l’ambiente fisico e sociale in cui si muovono le nuove generazioni. Viviamo nella società fluida dove la persona costruisce da sé i suoi punti di riferimento. Le scelte si sono moltiplicate e con esse anche l’ansia verso una realtà non ben definita. Non solo, la realtà fisica è stata in gran parte sostituita dalla realtà virtuale e ancora non sappiamo dove tutto questo ci potrà portare. Quel che è certo e che ci sono dei segnali preoccupanti. Come il moltiplicarsi dei casi di ansia e depressione tra i ragazzi. I genitori incontrano grosse difficoltà nell’impartire un’educazione ai figli. Si sentono meno preparati, anche per mancanza di tempo, soprattutto nel far rispettare le regole. Tendono quindi alla fine a essere molto permissivi, a volte anche per evitare conflitti. Tutto questo però porta i ragazzi e le ragazze a sentirsi meno supportati e meno sicuri con la conseguenza che avvertono un forte senso di frustrazione che a volte sfocia nella malattia mentale.
Invece avremmo bisogno di vivere le relazioni, sperimentare le emozioni, capire il mondo intorno a noi e dare ai giovani un concreto sostegno emotivo e valoriale. Ma la famiglia non può restare sola di fronte a questa impresa, deve trovare un’alleanza con le altre istituzioni, scuola e sanità in primis, per fare in modo che questi cambiamenti radicali che si stanno verificando nella nostra epoca, non ci portino a collassare come società.