Lascio il Movimento 5 Stelle: manca partecipazione e condivisione delle scelte

Lascio il Movimento 5 Stelle: manca partecipazione e condivisione delle scelte

  • Novembre 8, 2024

Ho deciso di non rinnovare più la mia iscrizione al Movimento 5 Stelle e, da qualche giorno, non sono più un iscritto di quel partito.
E’ stata una decisione sofferta e a lungo meditata, arrivata al termine di una analisi sulle ragioni di ciò che stava accadendo dentro e fuori il Movimento nel campo largo del centrosinistra italiano ed europeo. E non parlo dell’ultimo, violentissimo e incomprensibile scontro al vertice del Movimento tra il fondatore Grillo e il presidente attuale Conte. Anche questo episodio dice molto del clima che si respira in questo momento ma non è certo questo un motivo valido e sufficiente per abbandonare un’esperienza politica e decidere di voltare definitivamente pagina.
Le vere motivazioni, in realtà, sono da ricercare nelle tante incoerenze che ho avuto modo di toccare con mano durante la mia permanenza nel Movimento e che riguardano i cambiamenti (ma forse faremmo meglio a chiamarli tradimenti) dei costumi politici e delle buone pratiche che avevano accompagnato la nascita del M5S fino a farlo diventare in pochissimo tempo il primo partito d’Italia.
Io sono uno dei tanti cittadini che aveva subito la fascinazione di una proposta chiara e radicalmente nuova. Parole e concetti come democrazia diretta, trasparenza, limite di doppio mandato, legalità, diritti, ambiente, cittadinanza attiva hanno avuto un effetto dirompente nel vecchio e ingessato mondo della politica. E non nascondo di aver nutrito una sincera speranza verso quel gruppo di cittadini catapultati dalla vita di tutti i giorni direttamente in Parlamento senza passare – nella stragrande maggioranza dei casi – attraverso il classico percorso di formazione fatto di militanza, assemblee, manifestazioni e lunghe attese dietro la porta di una segreteria di partito. Con ciò non sto dicendo di rimpiangere le vecchie liturgie di partito, tutt’altro. Ma ho avuto modo di valutare di persona la distanza siderale che passa tra annunci e slogan al duro compito di amministrare e vestire di fatti e risultati un’azione politica.
Prima di scendere nel dettaglio, voglio chiarire subito che non c’è da parte mia alcuna critica alle persone: siano essi rappresentanti di primo piano del partito, segretari territoriali o semplici militanti. Parlo di scelte politiche e organizzative che hanno irrimediabilmente snaturato il Movimento e hanno creato le condizioni per il crollo verticale di consensi e appeal oggi sotto gli occhi di tutti.
Posso per esempio dire di non avere condiviso la scelta dell’attuale coordinatrice regionale calabrese del Movimento 5 Stelle. Anche qui: nulla da dire su Anna Laura Orrico che personalmente ritengo una delle migliori espressioni della deputazione calabrese, tantomeno sull’ottimo lavoro svolto da Orrico come sottosegretario ai Beni culturali del governo Conte bis.
Mi riferisco invece alle modalità con cui si è giunti alla individuazione di una figura chiave nell’assetto di un partito che nasce, cresce e scende in campo proprio per cambiare le brutte abitudini di una classe politica vecchia, autoreferenziale e inadeguata salvo poi replicare molte delle brutte abitudini che poco tempo prima diceva di volere abbattere. Solo per restare ai capisaldi della “filosofia” a 5Stelle, basterebbe ricordare ai dirigenti calabresi temi come la partecipazione, la meritocrazia o lo spazio da concedere alle persone più giovani e competenti. Cosa si è fatto di concreto per aprire le porte del Movimento anche a chi non fa parte di un Meet-up ma potrebbe comunque portare un contributo di idee, creatività e nuova linfa? Perché non c’è stata neanche uno straccio di discussione sulle nomine dei segretari (o coordinatori, poco cambia) territoriali? Scegliere qualcuno a Roma e piazzarlo sui territori senza minimamente coinvolgere in questo processo la base di iscritti ed elettori, a me non sembra in tutta franchezza un bell’esempio di partecipazione e democrazia dal basso. Tutt’altro: è la solita storia che in Calabria così come in altre parti del Paese si ripete da decenni. Cambiano solo i nomi dei partiti ma la musica rimane sempre la stessa.
Tutto ciò, unito all’evanescenza della proposta politica del Movimento 5 Stelle affidata unicamente alle uscite del presidente Conte ma, quantomeno sul nostro territorio, decisamente marginale e limitata ad una sterile contrapposizione alle azioni della giunta regionale, mi ha convinto ad annullare l’iscrizione al partito.
Evidentemente la speranza suscitata dal Movimento delle origini, va cercata altrove. Certamente non nel Partito Democratico e nelle altre componenti di questo sgangherato centrosinistra. In questo campo vige un vero e proprio feudalesimo ottocentesco impossibile da scardinare che probabilmente si dissolverà quando se ne andranno quelli che da sempre muovono le leve del potere nel centrosinistra calabrese e sono i veri responsabili delle batoste elettorali, dei drammi, della sfiducia popolare e del declino lento ma inesorabile del campo progressista.
Allora che fare? Certo io una risposta non ce l’ho. Però, non è il momento di arrendersi e lasciare campo libero a chi ha ridotto la Calabria in questo stato.
Personalmente continuerò a impegnarmi come ho sempre fatto da uomo libero per la collettività. Realtà giovani e produttive, persone valide e coerenti anche impegnate direttamente in politica fortunatamente ce ne sono ancora. Dobbiamo cercare di lavorare insieme contro le ingiustizie, la mala-politica, le iniquità e i tentativi reazionari di chi vuole mantenere uno status quo che non fa gli interessi dei cittadini. Dobbiamo farlo senza perdere la speranza in un futuro migliore. Dobbiamo farlo per i nostri giovani che non hanno responsabilità e meritano certamente una società molto migliore di quella che rischiamo di lasciargli.