Adolescenti e web, tutti i pericoli della rete
- Luglio 3, 2023
Sempre più connessi ma sempre più soli, intrappolati in un mondo virtuale e alle prese con problematiche severe. I pediatri la chiamano “depressione da social” ed è il nuovo fenomeno esploso con la pandemia che interessa un numero crescente di adolescenti.
Cambia il linguaggio, i tempi e le modalità di interazione, ma anche il modo di apprendere e conoscere, i ragazzi sono sempre più immersi e sommersi dalla tecnologia che, se da un lato offre loro nuove opportunità di interazione, dall’altro li espone ad una serie di rischi e pericoli.
La pandemia da Covid 19 ha prodotto un vero e proprio boom di utilizzo di internet, smartphone e social media. Gli spazi virtuali hanno sostituito progressivamente e pericolosamente i rapporti interpersonali tra pari.
Dagli studi dei pediatri è stato lanciato l’allarme per un’associazione significativa tra depressione e uso dei social. Non è ancora chiaro se l’uso dei social porti a una maggiore depressione o se questi sintomi depressivi inducano le persone a cercare di più i social media (il che potrebbe alimentare un circolo vizioso). Quello che però emerge in maniera inequivocabile dai lavori è che più tempo bambini e adolescenti trascorrono sui dispositivi digitali, più alti livelli di depressione vengono segnalati.
Le difficoltà psicologiche e le problematiche associate all’uso dei social media sono diverse. Si va dai disturbi alimentari al cyberbullismo, disturbi del sonno, dipendenze, ansia, problemi legati alla sfera sessuale, problemi comportamentali, distorsione della percezione del proprio corpo, grooming online, problemi alla vista, cefalea e carie dentali.
A preoccupare è l’influenza dei social sui disturbi dell’alimentazione. Bambini e ragazzi sui social sono letteralmente “bombardati” da pubblicità di cibi malsani che inducono a comportamenti non salutari e messaggi pro-anoressia. Questi messaggi, non sono più limitati come in passato a siti web che possono essere facilmente monitorati, ma sono stati trasferiti su Snapchat, Twitter, Facebook, Pinterest. Di conseguenza i contenuti favorenti i disturbi alimentari sono più facilmente accessibili.
Da non sottovalutare l’esplosione dei fenomeni di cyberbullismo: si tratta di un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, sotto forma di messaggi, immagini e video condivisi sui social media per provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi. Il risultato è una serie di problematiche legate a ansia, depressione, fino al tentato suicidio. In questo contesto, l’uso problematico dei social media è stato ormai riconosciuto quale un importante fattore di rischio di cyberbullismo, soprattutto nei ragazzi di età compresa tra i 13 e i 15 anni. Tra i pericoli della rete anche quelli legati alla sfera sessuale. Le piattaforme social possono anche alterare la percezione della sfera sessuale degli adolescenti. L’esposizione a materiale sessuale online anche attraverso finestre pop-up o pubblicità è un rischio reale della rete e può predisporre a sviluppo di depressione, suicidio e abuso di sostanze.
E’ fondamentale chiedere aiuto, genitori e insegnanti sono fondamentali e possono cogliere i segnali di allarme. Il dialogo con gli amici e con le famiglie nonché l’attività fisica sono i migliori antidoti contro l’overdose da social media. Sentirsi parte di un gruppo, la condivisione emotiva di interessi ed attività è fondamentale per gli adolescenti cosi come praticare con continuità un’attività sportiva regolare, anche se lieve/moderata, può essere di grande aiuto.
I ragazzi “incastrati nella rete” hanno bisogno di avere una guida e di avere tra le mani gli strumenti efficaci per poter muoversi con maggiore sicurezza nel mondo virtuale, da un lato così ricco e stimolante, ma allo stesso tempo, pieno di insidie.
In un’ottica preventiva, dunque, gli adulti di riferimento devono assolutamente percorrere la strada dell’educazione ai media e ai suoi pericoli, e non limitarsi a sequestrare, bloccare, controllare e spaventare. Sarebbe auspicabile un’alleanza scuola-famiglia in grado di fornire ai ragazzi una certa continuità, in cui l’educazione e l’alfabetizzazione digitale si dovrebbe basare soprattutto sulla responsabilizzazione dei minori, sul raggiungere quelle competenze cognitive, affettive e valoriali in modo tale che interiorizzino le regole e il rispetto dell’altro e anche quando sono da soli siano in grado di saper dire di no e di saper fare la scelta migliore per se stessi, di segnalare episodi violenti, di riconoscere i campanelli d’allarme e di sapere come comportarsi quando hanno un sospetto.
Un aspetto fondamentale quindi è non normalizzare certi comportamenti distorti, riuscire a dare sempre un esempio positivo e mostrarsi coerenti tra quello che si dice e quello che si fa, privilegiando con i figli il contatto visivo, il dialogo e la comunicazione faccia a faccia, tutti elementi che si stanno gradualmente perdendo all’interno delle relazioni.