Ancora stragi di migranti, “in atto una deriva di civiltà”
- Giugno 18, 2024
Ancora stragi di migranti. Ancora morti nel Mediterraneo divenuto un cimitero senza limiti e confini nell’indifferenza della politica che governa il Paese e l’Unione Europea.
Ottanta persone tra cui molti bambini. Cittadini iraniani, afghani e curdi iracheni in viaggio dalle coste turche ma affondati con un veliero a 120 miglia dalle coste italiane. Almeno 64 dispersi e un morto accertato è il drammatico bilancio dell’ultimo naufragio che si è consumato davanti alle coste della Calabria. Poche ore prima la scoperta di altri 10 corpi senza vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale: dalla Libia verso l’Italia. Una barca in legno pieno d’acqua con 61 migranti, dieci dei quali trovati senza vita.
Scenari degni di una guerra. Eppure tutto questo orrore potrebbe essere evitato con una politica differente. Una politica che cerca di imporre una visione alternativa della gestione dei flussi migratori rispetto alla vulgata dominante in questo momento che soffia sul fuoco del conflitto sociale, alimenta la paura e la retorica dei confini chiusi, dei muri, del diverso pur sapendo che tutto ciò è impossibile. Quello migratorio è un fenomeno storico che certo non possiamo avere la presunzione di arginare o, peggio, arrestare attraverso annunci da campagna elettorale o qualche decreto legge estemporaneo buono solo per placare gli animi dell’elettorato più oltranzista e reazionario.
Piuttosto occorrerebbe governare il fenomeno migratorio con politiche comunitarie di cooperazione e solidarietà nella consapevolezza che la forza della disperazione sarà sempre più forte di qualunque muro, filo spinato, centro di accoglienza o di detenzione.
Negli ultimi dieci anni quasi 30mila persone sono morte nel Mediterraneo, più di 3mila solo nel 2023. Una strage verso cui non si è trovata risposta migliore che la demagogia spendibile in termini di consenso elettorale.
E in un momento di forte crescita del sovranismo, dei nazionalismi, delle destre più radicali in tutta Europa, dobbiamo invece trovare la forza di lavorare per riportare lo Stato sociale al centro del discorso pubblico.
Personalmente continuo ad essere convinto che un’altra Europa e un’altra Italia sono possibili a patto di smetterla di considerare il migrante un nemico solo per lucrare un po’ di consenso sulla paura e il senso di precarietà della gente.
Una società multiculturale può convivere con il rispetto di tradizioni e identità nazionali in un contesto di regole chiare e condivise dove giustizia, legalità e civiltà giuridica coesistono con i diritti e i valori di umanità, rispetto e solidarietà.
Quando lo capiremo e lo metteremo in pratica, avremo fatto un passo significativo di civiltà e progresso.