Ancora una vittima causata dal razzismo. Sport antidoto contro odio e discriminazione

Ancora una vittima causata dal razzismo. Sport antidoto contro odio e discriminazione

  • Gennaio 12, 2023

Sono rimasto profondamente scosso dalla vicenda di Seid Visin, il ragazzo etiope trovato morto impiccato prima di compiere 21 anni in casa dei genitori, una coppia di Nocera Inferiore che lo aveva adottato all’età di 7 anni.

Scosso per il fatto che un giovane sportivo di soli 21 anni ha deciso di togliersi la vita. Mi chiedo quanta emarginazione abbia dovuto sopportare, quanta solitudine e indifferenza abbia dovuto ingoiare, quanto dolore ha subito prima di essere inghiottito dalla disperazione.

Ma sono anche nauseato, sdegnato e stomacato per le parole che Seid ci ha lasciato prima di morire.

Credo non ci sia nessun antidoto al razzismo migliore di queste poche righe: “Ovunque io vada, comunque sia, sento sulle mie spalle come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone. Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me. E, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovavano lavoro”.

Se vogliamo davvero imparare qualcosa da questa ennesima tragedia, dobbiamo ripartire da queste parole. Dare un senso allo sfogo di questo ragazzo, farne un monito per tutti, giovani e adulti, affinché gli sguardi, le battutine, i cori negli stadi, l’intolleranza travestita da scherno e ogni altra manifestazione subdola o manifesta di razzismo e xenofobia, non abbia più a ripetersi.

Ha ragione chi dice che un Paese in cui accadono fatti come questo è un Paese che ha fallito. Non importa quanto ricco o tecnologicamente avanzato creda di essere, è un Paese in cui hanno fallito le politiche per l’inclusione, le agenzie educative, le istituzioni e in cui la politica, quando va bene, è sciatta e inconsapevole, negli altri casi è complice della retorica della paura che soffia sul fuoco dell’intolleranza e alimenta diffidenza e sospetto.

Da uomini di sport cerchiamo quotidianamente di promuovere tra i giovani la cultura della tolleranza, del rispetto reciproco e dell’inclusività ma forse adesso non basta più. Dobbiamo spezzare ogni connivenza, riempire il vuoto che cova nei nostri ragazzi e soprattutto non voltarsi dall’altra parte, non minimizzare più, non giustificare gli accenni di discriminazione, i segnali, gli avvertimenti, gli slogan politici rudi e ignoranti che solleticano la pancia degli elettori.

Tocca a noi rinforzare quella parte del Paese che non urla, non incita all’odio ma sa che esiste un luogo nel quale è possibile vivere, liberi, da uguali. Insomma: un Paese migliore.