Esplode il disagio giovanile, colpa della scuola e della crisi delle famiglie?
- Gennaio 13, 2023
L’ultimo caso di cronaca di un ragazzo che, al culmine di una lite, ha ucciso la madre a calci e a pugni, dovrebbe farci riflettere su ciò che sta accadendo all’interno delle famiglie, sul malessere che sembra dilagare tra i nostri giovani e che, secondo alcune stime, interesserebbe circa otto adolescenti su 10.
Il disagio giovanile è una costante dell’adolescenza e dobbiamo fare attenzione a non considerarlo un fenomeno di per sé patologico ma in alcuni casi potrebbe sfociare in comportamenti dannosi per il benessere mentale e fisico dei giovani e delle loro famiglie.
Difficile, nella società del benessere, trovare dei chiari colpevoli al disagio giovanile. Secondo gli esperti, l’assenza dei genitori è una delle principali cause: i giovani sono abituati a stare da soli, ma riempiono la solitudine con strumenti digitali: la chat, il pc, lo smartphone. Fin da piccoli, molti ragazzi sono abituati ad una vera e propria babysitter digitale, che è la tecnologia, che fa loro compagnia. Di fronte al pc o alla tv, il ragazzo rimane assorto anche per ore, in silenzio. I genitori in questo hanno la responsabilità di non riuscire a trovare il tempo per il confronto con i figli, per passare semplicemente tempo insieme.
Per gli adolescenti, è normale cercare una certa libertà ed indipendenza fuori dalla famiglia. I genitori devono mostrare fiducia, ma è necessario non esagerare e non chiudere gli occhi sulla vita dei figli.
Casi come quelli a cui purtroppo assistiamo sempre più spesso indicano chiaramente quanto sia importante mantenere sempre aperto un canale di dialogo in famiglia e un rapporto trasparente e libero con i propri figli.
La politica, dal canto suo, si è sostanzialmente disinteressata di questo tema occupandosi, quasi esclusivamente, di aspetti particolari come la disoccupazione giovanile tra l’altro con risultati quasi sempre insoddisfacenti e dimenticando che oggi più che mai, nell’era della digitalizzazione di massa, occorrono luoghi di aggregazione sociale che sono sempre più carenti e servono investimenti nello sport che va reso accessibile a tutti, anche ai meno abbienti.
Il malessere è profondo e rivela la paura, forse neppure esplicitamente riconosciuta, per un futuro che non sembra dare ai giovani alcuna vera riconoscibile collocazione nella società. Ecco perché dobbiamo recuperare il ruolo cardine di due agenzie educative quali la scuola e la famiglia che devono tornare a lavorare insieme per promuovere la legalità e contrastare la marginalità sociale in ambito giovanile. Serve unità della politica e sostegno agli Enti locali: la sicurezza urbana e il controllo del territorio devono andare di pari passo con la comprensione delle dinamiche sociali finalizzate a prevenzione, educazione e recupero sociale.
Prevenzione e repressione devono andare insieme ma se vogliamo trovare una soluzione veramente incisiva, dobbiamo affrontare il problema dal punto di vista sociale e culturale, nel senso di cultura della legalità e della civiltà.