La Calabria è la regione più povera d’Italia: dai dati Istat quadro allarmante
- Novembre 9, 2023
La Calabria è la regione più povera d’Italia. È un fatto, tragico e drammatico ma non nuovo purtroppo, documentato dai principali indicatori macroeconomici e dati statistici elaborati dall’Istat su base 2022. L’immagine che viene fuori è molto eloquente e descrive una condizione di recessione strutturale e arretratezza economica e sociale del Sud in generale e della Calabria in particolare.
La nostra regione in cui risiede il 3,1% della popolazione nazionale, garantisce solo l’1,83% del Pil, cioè della ricchezza del Paese.
I numeri sono impietosi: il Pil italiano nel 2021 è di 1. 782 miliardi di euro. Di questi, appena 32,7 si riferiscono alla Calabria. Per avere un paragone si consideri che la Lombardia nello stesso periodo produceva 405,3 miliardi di Pil, il Veneto 164,4, l’Emilia Romagna 163,7. Una distanza abissale.
La Calabria è stabilmente in fondo alle graduatorie europee delle dotazioni e degli indicatori economici e sociali. Una regione non solo molto più povera, ma anche più diseguale delle altre.
Questo ennesimo “primato” contribuisce alla narrazione di una terra disgraziata, un luogo ostile, isolato e lontano anni luce dalle regioni virtuose del Nord. Un destino da ultima, che appare inesorabile e inscalfibile. Invece è solo uno stereotipo alimentato da illegalità, clientelismo, inciviltà e rassegnazione. Una sorta di profezia che diventa sempre più difficile da scacciare per liberarsi una volta per tutte da questa retorica sul Sud inefficiente, corrotto, malavitoso.
Sono i cittadini adesso a dover fare qualcosa. Devono puntare i piedi e costringere le rappresentanze parlamentari a portare sul tavolo del Governo un “caso Calabria”. Perché in assenza di un grande piano pluriennale di lotta alla povertà, alla dispersione scolastica, ai deficit infrastrutturali e sociali, neanche la straordinaria dotazione finanziaria del Pnrr servirà a qualcosa senza idee e progetti per trasformare le risorse in realizzazioni concrete.
Che fare dunque?
Io farei della Calabria un laboratorio nazionale di sperimentazione sociale e produttiva. Abbiamo visto che con provvedimenti emergenziali e leggi speciali, con incentivi e sussidi non si va lontano. Allora cambiamo: iniziamo a introdurre discontinuità e rotture nel sistema di potere locale, diamo spazio ai giovani e alle nuove competenze. Non una richiesta di nuovi trasferimenti di risorse pubbliche ma la mobilitazione di conoscenze e competenze, modelli organizzativi, persone qualificate e motivate, impegnati in una sorta di missione per il riscatto della Calabria.
Si può fare. I soldi non mancheranno ma i fondi da soli non bastano. Alla Calabria serve un’inversione di rotta: prima le persone, i bisogni, i desideri, i racconti, le capacità progettuali e gestionali. Prima i ceti deboli e i lavoratori in difficoltà per non lasciare nessuno indietro. Solo dopo i conti e le finanziarie.
Prima le persone.