L’autonomia differenziata spacca il Paese e condiziona i territori

L’autonomia differenziata spacca il Paese e condiziona i territori

  • Giugno 26, 2024

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata è ormai realtà. Il processo di attuazione del Ddl Calderoli è infatti arrivato ad un giro di boa e molti, soprattutto tra gli amministratori pubblici delle regioni del Sud, non hanno mancato di sottolineare i pericoli di sostenibilità finanziaria e di iniquità fra territori che l’autonomia differenziata si porta dietro.
Quale giudizio si può dare di questa riforma? Una valutazione corretta deve necessariamente confrontarsi con i rischi connessi alla frammentazione delle competenze in alcuni ambiti di intervento pubblico di primaria rilevanza. Il decentramento di deleghe e responsabilità a favore di singole regioni potrebbe produrre gravissime inefficienze economiche e una riduzione della trasparenza delle politiche pubbliche per i cittadini.

Ed è chiaro che, di fronte a potenziali esiti di questa gravità, una soluzione ragionevole dell’autonomia differenziata richiederà che tutti gli attori istituzionali, regioni e governo, guardino innanzitutto alla tenuta del paese evitando decentramenti massicci di funzioni e limitando le richieste a integrazioni delle competenze già oggi regionali.
Da cittadino che vive, lavora e cerca di contribuire alla crescita civile in una regione del Sud come la Calabria, ritengo profondamente iniqua e sbagliata l’approvazione di una legge che divide il Paese, allarga le disuguaglianze sociali, mette in discussione l’universalità dei diritti sanciti dalla Costituzione e fa prevalere gli egoismi sulla solidarietà e la coesione.
Siamo di fronte ad una vera e propria controriforma che determinerà rotture e contrapposizioni tra Regioni danneggiando non solo il Mezzogiorno ma anche le realtà territoriali più deboli. A fronte di una sempre più evidente crisi sociale l’autonomia differenziata segna un ulteriore indebolimento del welfare universale e saranno proprio i lavoratori, i pensionati e le fasce popolari più disagiate a pagare i costi di una legge radicalmente ingiusta.
Con il combinato disposto tra autonomia differenziata e approvazione del premierato, la nostra democrazia viene indebolita a partire dalla funzione dei corpi intermedi e degli amministratori locali che saranno defraudati del proprio ruolo e costretti alla marginalità proprio in un momento in cui una realtà tra le più importanti della Calabria come l’area urbana Cosenza-Rende, sta pensando ad una fusione per costituire il Comune unico.

E’ evidente che tutti questi provvedimenti – autonomia differenziata in testa – non facilitano questo percorso poiché non vanno nella direzione dell’unità, non creano le necessarie premesse di stabilità e fiducia affinché si possa pensare di programmare e portare a compimento un programma difficile e ricco di insidie come la fusione di due importanti realtà amministrative in un Comune unico.

In questo contesto bene hanno fatto i sindaci e gli amministratori locali calabresi a protestare contro questo scempio. Peraltro proprio il comune di Rende vive una delicata fase di commissariamento che, a breve, dovrebbe terminare ridando la voce ai cittadini per scegliere sindaco e consiglio comunale.

A questo punto dobbiamo decidere da che parte stare: con chi vuole spaccare il Paese e alimentare divisioni e campanilismi o con i cittadini e le realtà locali che pur nella diversità di opinioni e posizioni politiche, portano avanti una idea di città e di servizi comuni.
Personalmente non ho dubbi: inclusione, coesione nazionale, solidarietà e partecipazione sono valori irrinunciabili intorno a cui costruire un’ampia alleanza sociale per fermare questa politica regressiva con tutti gli strumenti possibili.