Sanità, tra crisi e tagli in Calabria c’è ancora chi non può curarsi

Sanità, tra crisi e tagli in Calabria c’è ancora chi non può curarsi

  • Novembre 11, 2023

In modo del tutto casuale, oggi, ho avuto la possibilità di riflettere su una situazione oggettivamente drammatica che potrebbe coinvolgere molte più persone di quante saremmo disposti a credere.
Che la sanità in Calabria sia argomento assai delicato e spinoso, è un fatto noto. Per decenni la politica ha utilizzato Asp e ospedali come terreno di scambio clientelare. Un serbatoio di voti di cui non pochi hanno usufruito a manbassa per costruire carriere politiche e posizioni di potere.
Il risultato di questo assalto alla diligenza è una voragine finanziaria che non riusciamo neanche a quantificare. L’altro lato della medaglia ci offre uno spaccato devastante: nonostante la professionalità indiscutibile e l’impegno massacrante di medici e infermieri, la sanità calabrese non riesce a rispondere adeguatamente alla domanda di salute dei cittadini. Non lo dico io, lo certificano i dati: le relazioni del Tavolo di controllo interministeriale sull’andamento del Piano di rientro sanitario, i report di Agenas, le denunce dei sindacati sulla cronica carenza di personale e sui tagli ai servizi.
Ma non serve essere un tecnico della materia per poter verificare questo stato di cose. Basta entrare in una casa di cura o in un laboratorio.
Faccio un esempio. Un mio amico per fare semplici accertamenti di routine, è stato “costretto” a rivolgersi a strutture private (dunque a pagamento). Morale: per curarsi ha dovuto sborsare un bel po’ di quattrini. Allora mi è venuto naturale farmi questa domanda: e se questo fosse capitato a qualcuno che quei soldi non può pagare? Proprio l’altro giorno su queste pagine abbiamo commentato l’impietosa classifica che vede la Calabria inchiodata all’ultimo posto in Italia per ricchezza prodotta.
Non è peregrino, dunque, pensare che non pochi, in questo scenario, possano avere difficoltà ad intraprendere percorsi di diagnosi e cura dal momento che, allo stato, questi sono delegati de facto al settore privato.
Ma se non riusciamo a garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute, è inutile parlare di altro.
Anzi, diventa grottesco assistere al dibattito sulle feste di Capodanno se pensiamo che, nello stesso momento, c’è qualcuno che sta rinunciando a curarsi perché non ha i soldi per farlo. Lo dico consapevole dell’importanza di sostenere e pubblicizzare il brand Calabria anche attraverso eventi e manifestazioni ad alto impatto mediatico. Ma dico anche che sarebbe bello se, ogni tanto, della Calabria si parlasse anche per la qualità dei servizi e delle prestazioni che riesce ad esprimere.
Pensiamoci e per una volta non mettiamo la testa sotto la sabbia e parliamone.
Anche se la sanità in Calabria è commissariata, la politica continua ad avere un ruolo di stimolo e di proposta che non può venire meno soprattutto in un momento di grandissima crisi come quella attuale.
Io la mia riflessione l’ho lanciata.
Adesso serve che qualcuno raccolga la sfida.