“Con la cultura non si mangia”. Ma sarà vero?
- Febbraio 8, 2023
Chi abita nel nostro Paese vive in un posto unico che detiene gran parte del patrimonio artistico mondiale. Ma gli investimenti nella cultura sono ridicoli rispetto alla media dei paesi europei e i lavoratori del settore rappresentano il fanalino di coda nel mercato del lavoro, tra salari miseri, approssimazione e scarsa considerazione.
Nel 2010, l’allora ministro dell’Economia Tremonti disse l’ormai famosa frase “non è che la gente la cultura se la mangia”.
Oggi il motto tremontiano è diventato il simbolo di un paese che detiene il maggior numero di siti patrimoni Unesco ma il cui Pil è composto per solo il 6,4% dagli introiti del turismo.
Dunque è più che legittimo chiedersi che valore diamo al settore culturale e ai suoi lavoratori?
Parlando di investimenti nella cultura, secondo l’Istat l’Italia spende nei servizi culturali circa 5,1 miliardi di euro. Per fare un paragone, la Francia e la Germania spendono rispettivamente 14,8 e 13,5 miliardi.
E chi riesce ad avere un impiego nel settore culturale deve fare i conti con retribuzioni tra le più basse di tutto il mercato del lavoro: per un impiego a tempo pieno il salario medio è poco più di 1.300 euro al mese mentre un informatico o un ingegnere guadagna in media 1.800 euro.
Questi sono solo alcuni dei tanti paradossi di questo strano paese in cui la cultura continua a rimanere la grande trascurata.
Nell’agenda della politica non trova spazio, malgrado è miope ritenerla una questione marginale e non vi è emergenza che giustifichi l’assenza di investimenti nella cultura. Vale per il pubblico e vale per il privato.
Ciò che è bello è virtuoso. E soprattutto genera profitto.
Pensiamoci….