Giovani, con la pandemia cresciuti disagi e disturbi mentali
- Ottobre 10, 2023
Chi pensava che passata la sfuriata della fase acuta e archiviati i lockdown, tutto sarebbe presto tornato alla normalità, non aveva fatto i conti con l’onda lunga del Covid e i suoi effetti sulla salute mentale. La corsa del Coronavirus non si è arrestata alle soglie dei reparti di Malattie infettive, nelle Terapie intensive degli ospedali ingolfate di polmoniti bilaterali e insufficienze respiratorie. Il virus si è insinuato nella vita privata dei cittadini come un tarlo, ha rotto equilibri, scombinato prassi, modificato routine. E questo ha avuto conseguenze. In alcuni casi delle gravi conseguenze. Il nuovo assetto sociale post-pandemico, stando agli ultimi dati del report reso pubblico di recente dalla piattaforma Open polis, ha generato un impatto devastante sulla salute mentale delle persone, in particolare di quelle più giovani.
A causa dalla difficoltà di stare insieme tra pari, molti bambini presentano ritardi nel linguaggio. Problemi nella sfera della socialità colpiscono invece i pre-adolescenti e hanno a che fare con la sensazione costante di precarietà”.
Il dato di fondo mostra un peggioramento nell’indice di salute mentale proprio tra i giovani tra i 7 e i 19 anni che sono quelli che hanno pagato e stanno pagando il prezzo più alto per la pandemia da Covid – 19.
Purtroppo va detto che manca una reale conoscenza del fenomeno perché gli studi scientifici sono ancora troppo pochi. E sul versante scolastico s’è fatto ancora meno: nel nostro Paese, infatti, la spesa per l’istruzione e la sanità pubblica è sottodimensionata e nonostante gli appelli e le battaglie sul tema non si riescono a trovare i fondi necessari neanche per pagare i supplenti o per pagare i contratti legati all’emergenza Coronavirus.
Vero è che i giovani in Italia sono sempre meno numerosi e quindi politicamente irrilevanti ma nessuno li ascolta. Ed è questo, a parere mio, il dato principale su cui occorre riflettere se vogliamo davvero fare qualcosa per aiutare i nostri figli a uscire da questo girone dantesco che qualcuno ha chiamato “generazione perduta”.