“Il dimensionamento scolastico non fa il bene della Calabria”

“Il dimensionamento scolastico non fa il bene della Calabria”

  • Ottobre 20, 2023

La Calabria è tra le prime regioni in Italia per povertà educativa e dispersione scolastica e paradossalmente è anche una delle regioni più colpite dai tagli del governo nazionale sulla scuola.
Alla luce dell’assetto normativo delineato dalla nuova legge di bilancio, a decorrere dal prossimo anno scolastico, i criteri per la definizione del contingente dovranno tenere conto della popolazione scolastica regionale e degli sviluppi demografici nel prossimo triennio. Pertanto, il numero delle autonomie riconosciute alla Regione Calabria per l’a.s.2024/2025 è pari a 281, contro le 360 dell’anno precedente.
Dunque saranno 79 le autonomie da sopprimere.
Si tratta di un provvedimento che avrà ricadute negative sul territorio e che andrà a peggiorare la qualità dell’offerta formativa ed educativa, oltre alla perdita di numerosi posti di lavoro (si calcola una perdita di circa 600 unità lavorative tra dirigenti e personale ATA). Ci sono Regioni come Campania, Emilia Romagna e Puglia che hanno già impugnato il provvedimento contro il dimensionamento scolastico come previsto nelle Linee Guida 2024/2027 della scuola a livello nazionale. Perché il nostro governo regionale non fa altrettanto contro tagli decisi secondo una logica esclusivamente economica, che impatteranno pesantemente sul nostro territorio e specialmente sulle aree interne, nelle quali finirebbero accorpati sotto un’unica dirigenza anche istituti scolastici di comuni diversi, con prevedibili problemi organizzativi?
Elemento davvero grave sarà la perdita o l’ingovernabilità di un fondamentale presidio non solo istituzionale ma anche e soprattutto educativo in molti contesti territoriali della nostra regione, dove la scuola rappresenta l’ultimo presidio per garantire un futuro migliore ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze. Un governo che ha a cuore il futuro delle nuove generazioni dovrebbe investire e non tagliare come avviene ormai da troppi anni su cardini fondamentali della società democratica come l’istruzione e la salute.
Questo è vero dovunque ma in Calabria lo è ancora di più dal momento che la nostra regione è costituita da tantissimi piccoli Comuni molti dei quali isolati e difficili da raggiungere. Territori per cui la scuola, oltre ad essere una tra le poche istituzioni pubbliche rimaste vitali, è anche un cardine culturale, economico e sociale, che permette ancora la permanenza di nuclei familiari in quelle realtà. Occorre quindi fare in modo, tutti quanti (società civile, famiglie, istituzioni) che i nostri presìdi scolastici continuino a sopravvivere impedendo la chiusura certa di quelle scuole che hanno ancora grande valore sui territori, soprattutto se i plessi sono ubicati in piccoli comuni, zone rurali o di minoranza linguistica. La perdita di queste istituzioni di cultura causerà certo un lento e inesorabile sgretolamento del tessuto sociale e, conseguente spopolamento, non solo del sistema scolastico, che da sempre ha garantito formazione ed uguaglianza sociale, ma di tutto un sistema territoriale.
Penso che l’esecutivo regionale dovrebbe fare gli interessi della propria terra, prima di quelli delle parti politiche cui fa riferimento.
La partita che si sta giocando non riguarda soltanto qualche edificio scolastico ma il futuro dei nostri studenti e delle piccole comunità.